La Roma ‘Unseen’ di Adam Victor mi ha subito sedotta per la leggerezza della sua visione, una leggerezza che gioca con soggetti evanescenti come le nubi, o che punta il centro dello sguardo su un tronco d’albero flesso, piuttosto che sulla monumentalità di un palazzo storico. Il motivo per cui ho accolto l’invito a collaborare con Plus Arte Puls consiste, ancora una volta, nella dimensione atemporale di una città immortale, un ossimoro visivo che Adam traspone in visioni distorte ed affascinanti, come nel Tevere che sembra quasi innevato, ma anche più veritiere come la brillantezza dei tubi del Gasometro, talmente alti per lui da sembrare l’ennesimo monumento. Ci sono poi anche odori e colori che non si dimenticano, quelli all’ombra della statua di Giordano Bruno, a Campo de’ Fiori. Immagini di una città vista passo passo, che si contrappongono all’altezza da cui è guardato il Roseto con lo sfondo del Palatino. L’universo romano osservato da più angolazioni, che danno un senso di dimensione umana riconciliata con l’immortalità della città.

Paola Valori, Micro Arte - Roma


For all the starkness of their imagery, Adam Victor’s VinoGlyphs call to mind the long history of the representation of viticulture in art, but they strongly resist confinement to the genre. They have something in common with precedents as disparate as the signature of Elizabeth I, Tinguely’s stark black machines in motion and the Writing Pieces of Anthony Caro, each of which, though stationary, moves in and out of legibility as a specific word as the viewer’s eye moves around it.

Richard Morphet, curator and art critic


L’opera fotografica ‘VinoGlyphs' di Adam Victor mostra cosa si nasconde in un semplice frammento di viticcio d'uva posto davanti ad un cielo infinito.
Il vino, da sempre fonte di creatività per gli artisti, appare nelle foto di Adam Victor non come colore ma come segno. Esso è un segno grafico della natura a cui spesso non ci si fa caso, ma che la fotografia riesce a restituire come segno barocco, nella sua irregolariti e bizzarria, nella sua inattesa bellezza.

Gabriella Ibello, critica d’arte
















































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